Stefano Fontana: lo stile, l’album nuovo e l’esperienza Sanremo

Lui è quello di “If Everybody in the World”, “Soulreply”, “Pure Immagination”, “Baby Beat Box”. Ed è anche quello di “Working Club Class Hero”, il suo ultimo album. Stefano Fontana (nella foto principale tratta dalla sua pagina Facebook), per i cultori della musica elettronica Stylophonic, dj, produttore, clubber, ex giudice del talent Top DJ su Sky, protagonista a Sanremo grazie a una gaffe di Michelle Hunziker. La conduttrice del Festival, dopo aver chiesto chi fosse il dj, si è andata con quesiti legati a un possibile  “revival?”. Ma Stefano è stato elegante precisando che lui all’appuntamento avrebbe suonato solo “discomusic moderna”.

Disciplina, curiosità , costanza e zero paura di provare idee nuove: questo è il suo motto, destinato alle nuove leve. Ha ritrovato una serenità interiore e una voglia di fare invidiabili: quelle che aveva quando realizzò le sue “piccole hit. Oggi Stefano Fontana è come se avvertisse di essere “pronto per qualcosa di nuovo, di bello, e non necessariamente gigante”. E quando Stefano riascolta il suo nuovo album, che uscirà in autunno, ne pensa bene. Come disse a DJ Mag Italia mesi fa, questa è “una sensazione piacevole, questa, che vorrei condividere con la gente, se sarà possibile con i miei 46 anni”. A Stefano piace il pop e tutto quello che è in continua evoluzione, il suono moderno e figlio della ricerca, “quello che i dj hanno sempre sottomano perché sono i primi e gli stessi a crearlo”.

La gente parla tanto di ghost producing: ma non è una cosa sempre esistita?
“Non ne sono così sicuro. Nella mia esperienza in studio ho notato che veniva sempre riconosciuto a chiunque il proprio contributo con un credito nel disco, non ho mai conosciuto dei… ghost producer. Probabilmente oggi la filiera ha bisogno per via della velocità del mercato, dell’impostazione del business di un artista che abbia questo tipo di figura che per diversi motivi preferisce lavorare dietro le quinte e spesso non essere citato nei crediti. A me non piace come modus operandi: trovo più corretto condividere sempre laddove succede”.
Che differenza c’è tra Stylophonic e Stefano Fontana?
“Stylophonic è un progetto che nasce all’inizio del 2000, è un mio alter ego che uso per produrre musica elettronica senza nessun tipo di condizionamento. Voglio dire: in ogni disco c’è sempre stato un cambiamento di sound e direzione proprio perché è nella natura del progetto, è più un processo da producer che solo da dj; mentre come Stefano Fontana ho fatto poche produzioni che però, al contrario di Stylophonic, sono legate in modo univoco più al suono dei mei dj set, quindi qualcosa a cavallo tra la house e la tech house con influenze black. Alcune volte le produzioni di Stylophonic combaciano al 100 per cento con quello che io suono nei dj set, altre volte meno”.

Stylophonic – Dancing Machine

Nuova musica in arrivo! Accendete l'impianto e restate connessi 😉

Publié par Stylophonic sur jeudi 8 février 2018

Fin dall’inizio della tua attività, quando hai scoperto la passione per la musica, ti era ben chiaro che saresti dovuto andare oltre un paio di giradischi e un mixer.
“E ho preso anche un computer con dei synth, delle drum machine, quindi ho iniziato a costruirmi il mio mini studio già a 18 anni, per poi ampliarlo in seguito con tutti gli analogici del mondo per poi rivenderli tutti in un momento di crisi artistica e di seguito, come un pirla, ricomprare quelli a mio parere fondamentali”.
Cos’è Sound Identity?
“Sound Identity è la prima agenzia di sound branding in Italia. Io e il mio team esploriamo le connessione create dal suono a livello emotivo, mentale e comportamentale e di come queste possono essere implementate ed adoperate dai marchi nelle loro attività e touchpoint e quindi abbiamo individuato l’esigenza di mercato di offrire progetti e contenuti di comunicazione basati su un uso strategico della musica e del suono”.
Come avete creato questo hub di studi di registrazione?
“Per comodità, volevo avere il mio studio personale di fianco allo studio di Sound Identity dove lavora con me Mattia Cerri, un giovane talento a livello musicale e produttivo, e quindi siamo andati alla ricerca di una struttura che avesse la possibilità di ospitare le nostre realtà.

Quali sono i pro e i contro di lavorare uno a fianco dell’altro, cioè uno studio confinante con l’altro?
“Se sono ben isolate ci sono solo pro. Possiamo confrontarci sui progetti in modalità live, scambiarci opinioni, interagire, insomma lavoriamo in modo inclusivo e non esclusivo quindi la vicinanza accelera e aiuta questa modalità”.
Ti piace il confronto con i giovani?
“Il termine giovane ha poco valore per me, ci sono dei ventenni già anziani e dei sessantenni che ti spettinano per la loro dinamicità e curiosità; detto ciò, adoro condividere la mia esperienza con chi è interessato ad ascoltarla, è sempre emozionante ed utile il confronto ma la parola insegnamento dal mio punto di vista necessita di un talento che io non ho o forse non l’ho ancora colto perché sono ancora alla ricerca e desideroso di fare l’alunno e non il maestro”.
Gli studi dove hai realizzato i tuoi primi due album li hai sonorizzati tu?
“Sì. Dopodiché ho sempre affittato studi che erano già stati insonorizzati, quest’ultimi sono stati curati da Marco Barusso, un super ingegnere del suono; invece, quello precedente fu curato da Dario Paini, un mega tecnico molto preparato nell’acustica”.
Hai passato varie fasi, come produttore: sei nato… analogico?
“Sono nato con tutti i synth e le batterie elettroniche del mondo collegate via midi al Mac guidato da Logic. Dopo circa 20 anni ho voluto mettermi in difficoltà per poter ripartire e ridare slancio al momento creativo cambiando totalmente setup: sono passato a Ableton Live integrando molto la parte software, e dopo un po’ di sperimentazioni ho trovato il giusto balance tra analogico e digitale, sempre controllato al 100% da quest’ultima DAW”.

Qual è il produttore che ti piace di più in Italia?
“Stefano Ritteri, Phra, Bot, Rivastarr, DJ Tennis, Lele Sacchi, Parker Madicine aka Diego Montinaro, Spiller, Mace, Davide Squillace, Pastaboys, Clap Clap, Federico Grazzini, Romano Alfieri, Doomwork, Paolo Martini e Benny Benassi, anche se produciamo un suono molto diverso. Ma Benny è un mito”.
E nel mondo?
“Duke Dumont, Catz ‘n’Dogz, Rudimental, Claude Vonstroke, Aereoplane, Pezzner, Cassius, Daft Punk, The Chemical Brothers , Hifi Sean, Hotlike Detroit, Jamie Jones, Josh Wink, Musik For Freaks, Paul Woolford, Wax Work, Aphex Twin, Drake, Arcade Fire, John Opkins, Mouse Of Mars, Reboot,Radio Slave, Martin Buttrich, Tiga, Mathew Jonson, Mousse T, Master At Work, Kink e ovviamente tutti i producer di Detroit, Chicago e New York della vecchia scuola house e techno”.
Hai pronto un nuovo album: come è nato, quando uscirà e quali difficoltà hai incontrato a realizzarlo?
“È nato prima di tutto da una forte spinta ed esigenza personale di voler creare musica, come tutti i dischi che ho prodotto. Avevo in mente da tempo di produrre un disco che raccogliesse tutto il sound del periodo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta di New York, quindi il suono della Prelude principalmente miscelato alle sonorità house di adesso sotto forma di canzone, e quindi l’ho fatto. Le difficoltà sono sempre legate alla creatività ma non le chiamerei difficoltà: semplicemente momenti che fanno parte di un iter creativo. L’unica vera difficoltà è riuscire a conciliare tutte le attività che ruotano attorno alla mia vita professionale e privata in modo coerente. Si può ovviare a questo problema-difficoltà con la disciplina, la grande qualità per emergere in ogni campo artistico e professionale. Inizieranno a uscire alcuni singoli a partire da quest’estate e continuerà così per diversi mesi costruendo un percorso musicale e visivo che spero piacerà. Noi ce la stiamo mettendo tutta e siamo super entusiasti”.

L’hai registrato da te e mixato negli Usa? Come hai organizzato la produzione?
“Ho iniziato a produrre le basi da me a Milano e poi sono andato diverse volte a New York a registrare con topliner e con diversi cantanti finché ho trovato Kena, un ragazzo fantastico con cui ho iniziato a lavorare su tutto il disco in maniera furiosa e molto empatica; ha cantato tutti i brani del disco. Il disco l’ho mixato al Bass Hit Studio dove i Master At Work hanno prodotto e mixato tutte le loro hit dal 1990 fino a metà dei Duemila. Dave Darlington ha mixato il disco dandogli quella sonorità newyorkese ben definita che volevo. Lui è un genio assoluto, una persona che mi ha insegnato molto e che ha inventato il suono house della Grande Mela. Ha mixato anche per Tood Terry, Technotronic, Adeva, Roger Sanchez, Basement Jaxx, Bob Sinclar fino ad arrivare a Sting e a tanti altri”.
Sacrificio, volontà, costanza e dedizione bastano per lavorare bene al giorno d’oggi?
“È un momento difficile per riuscire a fare quadrare i conti con la musica soprattutto per chi è in una fase iniziale ma è anche un ottimo momento per la musica e per esprimere la propria creatività, tante barriere sono state abbattute quindi vincerà e rimarrà a galla che più se lo merita e/o chi avrà più coraggio e forza. Un po’ come la vita d’altronde, no?”.
Nel 2017 si fa ancora sound design? Si sperimenta ancora?
“Certo. Sempre di più la musica verrà utilizzata nell’ambito della comunicazione come strumento per veicolare valori nell’ambito di operazioni di marketing da parte dei brand oppure nell’ambito artistico in progetti multimediali”.
Lavori molto nel campo della moda: cosa porta questo in fase di creazione in studio? Influisce molto?
“L’aspetto molto interessante è la collaborazione con gli stilisti e le persone che lavorano nel marketing. Sono persone molto stimolanti e creative che danno degli input molto severi e precisi, quindi la creatività in studio è guidata da un pensiero esterno che noi dobbiamo seguire, tradurre ed arricchire con idee che si sposano con l’idea del brand. È un ottimo esercizio intellettuale e creativo”.

Ami i synth e le drum machine: perché?
“Hanno un suono unico, caldo che nello spettro del suono si fa sentire di più. Inoltre, spesso ti mettono in condizione di lavorare in una modalità diversa rispetto ai virtual instrument: non migliore o peggiore, solo diversa che si integra bene con la parte digitale”.
Hai un metodo di lavorazione consueto?
“Tutto è molto random, magari parto da un suono del Minimoog e poi mi concentro sul beat o viceversa; lavoro più sulle armonie e/o sulla definizione del suono più importante del pezzo che di solito è quasi sempre il basso”.
Se hai pronto un album, cosa stai facendo ora nel tuo studio?
“Buttando giù nuovi pezzi o idee per future collaborazioni, ascoltando molta molta molta musica e lavorando su alcune consulenze molto interessanti con dei brand di moda”.
Quali sono i tuoi collaboratori?
“Lavoro molto con Mattia Cerri soprattutto per Sound Identity. È un sound designer e producer molto bravo con cui ho un ottimo feeling: ha iniziato sei anni fa a lavorare per noi e ha fatto grandi progressi sia dal punto di vista tecnico che di scrittura. Per quanto riguarda le produzioni tendenzialmente lavoro solo oppure mi avvalgo della collaborazione di Claudio Vittori, uno dei più grandi artisti contemporanei di musica elettronica”.
Hai dei maestri, o comunque dei riferimenti, in fatto di professionalità nello studio recording?
“Certo, per diversi motivi che vanno dalla disciplina di lavoro, alla creatività, tecnica e ‘cattiveria’ direi Roberto Baldi, Pino Pischetola, Saturnino, Lorenzo ‘Jova’, Dave Darlington, Tom Rowland, Simone Giuliani, Fabrizio Sotti, Philippe Zdar, Michele Canova, Mace, Phra e Bot e Benny Benassi e suo cugino Ale”.
Chi cura il mastering delle tue tracce?
“Mi affido a diversi collaboratori e strutture estere. Oppure da italiani come Tommy Bianchi. L’ultimo disco che ho prodotto come Stylophonic lo ha masterizzato Dave Darlington”.

 

DEEJAYPEDIA

Il glossario aggiornato in tempo reale

A

Abstract Hip Hop: hip hop strumentale su cui porre sample vocali.

A&R: significa Artists & Repertoire, ovvero il responsabile di un’etichetta discografica incaricato ad ascoltare tutto ciò che gli artisti propongono.

A.F. I. : Associazione Fonografici Italiani.
A. S. C. A. P. : società statunitense per gli autori, i compositori e gli editori.

Accappella: o a cappella, designa le composizioni polifoniche sacre prive di accompagnamento strumentale, eseguite in origine nelle cappelle.

Accordo: termine usato per indicare la combinazione simultanea di tre o più suoni. Gli accordi di due suoni, più propriamente detti bicordi, non sono considerati come ‘‘accordi dell’armonia tradizionale’’ in quanto sono di carattere indeterminato).

Acetato: disco in fibra prodotto in fase di transfer e appartenente al primo passaggio.

Acid: fenomeno più legato all’uso di sostanze stupefacenti che ad altro e termine dl quale deriva la Acid House, caratterizzata dalla bassline Tb-303.

Acid-Jazz: si sviluppa sulla ritmica down-beat sfruttando le sonorità che vanno dal jazz all’acid; è un po’ la sintesi tra il funk dei primi anni settanta e la nuova scena soul e cool-jazz.

Advance: è l’anticipo di un pagamento per i produttori o per un artista.

After Hour: festa il cui orario d’inizio e di fine è decisamente lontano da quelli classici di un comune club. Da esso arrivano After Tea, party che inizia dopo le 18 circa, e After Lunch, che ha inizio verso le 21.

Aftertouch: sensibilità dei tasti che compongono una tastiera. Sensibilità relativa alla dinamica, all’attacco, al rilascio del suono.

Ambient: house paradisiaca, molto vicina alla new age, ricca di effetti naturali (cascate, fruscii del vento, gabbiani), lenta di bpm e sostenuta da una base down-beat. Probabilmente nata grazie all’inventiva di Brian Eno verso gli anni Settanta. Oggi usata nelle Camere di Decompressione di alcuni club hardtechno e hardhouse.

Ambient-jungle: jungle con ritmica minima alla quale vengono aggiunti accordi di violini e bassi armonici che la rendono forse meno ballabile, ma certamente più radiofonica.

Ambulance: una ambient più elettronica e difficile da comprendere.

Analogici: le tastiere più usate nel settore.

Anthem: hit che diviene inno e apripista per un definito genere o stile musicale.

Armonia: arte e risultato della combinazione simultanea di più differenti suoni. L’armonia è una precettistica, ovvero un insieme di regole che definisce la struttura degli accordi in base al principio della tonalità.

Arpeggio: quando le note multiple sono posizionate “a cascata” e scendono/salgono di tono.

Assolo: nel corso di un’esecuzione, l’emergere di un solista, strumentale o vocale, che si rende protagonista di un particolare episodio.

Avant soul: termine per definire un tipo di garage-house un poco più soul.

B

 

Basse frequenze

Indicano la fascia di frequenze basse sotto i 200 Hz

Back Up: salvataggio dei dati relativi ad un brano, o anche di un software, su un separato disco (disco copia) o Dat (in codice binario).

Balearic Beat: molto vicina alla new beat, ma influenzata da una vecchia new-wave. In voga nelle Isole Baleari ai tempi della acid.

Bassline: cioè linea di basso.

Basso: suono prodotto da uno strumento a corde e appunto basato su sonorità basse.

Beatport: il negozio digitale specializzato in vendita di mp3 e oggi leader nel settore.

Big Beat: break beat contaminato da sonorità rock e swing; il movimento nasce a Brighton grazie a Norman Cook e confina con quello più techno denominato Chemical Beat.

Big Room

Genere musicale vicino alla dance e alla electro adatto a grandi spazi e grandi eventi.

Billboard: la rivista statunitense più importante del mondo, nel campo discografico.

Bit: informazione digitalizzata per computer.

Bleep: cassa in solo con entrate di suoni particolari, un po’ come quelli dei vecchi videogiochi: il minimalismo della minimal music.

Boiler Room

Supportato da diversi finanziatori (Red Bull, Rayban e Google attraverso Youtube) è un canale in cui vengono riportati di i filmati di dj che si esibiscono dando le spalle al pubblico e il volto in favore della telecamera e quindi dello spettatore.

Boucle: vedasi Loop.

B.M.I. : è la società statunitense per gli autori, i compositori e gli editori.

Bpm: sono i beat per minute, cioè i battiti della ritmica al minuto. Sono misurabili con un metronomo meccanico o elettronico. La house iniziò con i classici 118 per arrivare poi nei 160/200 che hanno caratterizzato la speedcore, ulteriore strato della hardcore.

Break: parte di una stesura di un brano, solitamente poco ricca di parti suonate; utile al dee jay per mixare da un disco all’altro.

Breakbeat: cioè groove, è un insieme di percussioni asportabile dalla maggior parte dei brani da discoteca. Può essere considerato anche un genere ben definito che abbraccia drum’n’bass, jungle, big beat e stile senza cassa in quattro quarti.

Breakout: termine coniato dai redattori e i collaboratori della rivista inglese MixMag e successivamente divulgato dal Dmc Italia. Significa brano che ha le potenzialità per diventare un grande successo. Insomma, vinile da avere a tutti i costi nel flight-case.

Bug: cioè l’errore in un programma.

Build-up

Parte della stesura di un brano che lancia il drop.

B.U.M.A./S.T.E.M.R.A.: è la società che tutela nel Benelux gli autori, i compositori e gli editori.

Byte: gruppo di otto bit.

C

Campionamento: parte registrata da un campionatore e prelevata solitamente da fonti sonore esterne.

Campionatore: è l’apparato, solitamente rack, utile a registrare in modo digitale dei campioni di qualsiasi suono. Il campionatore quindi non è altro che un registratore avente però una memoria di base (come tutti i computer, del resto) comunque limitata.

Cassa: chiamata grancassa oppure bassdrum. La cassa è il lato portante della ritmica.

Chemical Beat: da Chemical Brothers, paladini del groove accelerato e dal campionamento facile che non utilizza la cassa in quattro quarti.

Chill Out: spazio alternativo in rave e club nel quale viene spesso programmata musica rilassante.

Club: discoteca, spazio, punto d’incontro il più delle volte privato all’interno del quale si può consumare bevande alcoliche e non, e ballare musica ritmata.

Clubgoers: o clubbers, coloro che frequentano assiduamente i club.

Compilation: supporto fonografico (compact-disc, disco, audiocassetta, minidisc, digital compact cassette) avente all’interno una sequenza di brani il più delle volte missati tra loro.

 

Complextro: sottogenere della musica house che incorpora elementi electro house, dubstep e fidget house. Nasce dall'unione delle parole “complex” ed “electro” ed è caratterizzato bassi potenti, frammenti di sample vocali, synth e glitch.

Compressione: processo utile per comprimere il segnale di un determinato suono.

Consolle: postazione nella quale trova posto il mixer, i piatti, le varie centraline luci ed audio e, ovviamente, il dee jay.

Cover: rifacimento di un brano (solitamente già famoso o comunque conosciuto).

Credits: informazioni inerenti ad un brano, per il quale viene realizzata una etichetta oppure una copertina.

Criminal Justice Act: provvedimento del governo inglese per frenare l’espansione dei rave, costretti a lasciare gli spazi autogestiti ed entrare nelle discoteche.

Cross-fader: slider, o cursore, a scorrimento orizzontale. Permette di miscelare due suoni, da due canali, in modo diretto, con una rapida dissolvenza (fade).

Crossover: fase di transizione, passaggio da una situazione ad un’altra.

Cubase: programma per l’elaborazione di un brano.

Cubista: colui o colei che danza, solitamente su speciali pedane (cubi), ai lati della pista da ballo.

D

Dance: termine che può racchiudere tutti i generi musicali da discoteca oppure un ben definito e caratterizzato sound come la Eurodance dai suoni facili e commerciali.

Dark-Garage: garage più cupa, che si basa molto più sulle armonie piuttosto che sulla ritmica.

Dat: Digital Audio Tape, cioè nastro audio registrato in modo digitale.

DAW: Si tratta di un software concepito per per creare sia musica elettronica in studio che a riprodurre e mixare brani durante i live set. Tra i più usati ci sono Logic, ProTools, FL Studio, Ableton, Cubase. Meno diffusi Reaper, Studio One e Bitwig.

Dcc: nastro digitale come il Dat ma racchiuso in una cassetta dello stesso formato di quelle analogiche più diffuse.

Decibel: unità di misura del suono.

Deep Dark Techno: si deve la paternità del genere alla etichetta italiana Bxr, per prima pronta a puntare sul fenomeno e la linea musicale. Bassi campionati e riprodotti con effetto reverse, rullanti di Tr-909 con grandi hall, minimal style.

Deep house: house nata negli Usa nei primi anni Ottanta, viaggia dai 118 ai 128 bpm, ha una cadenza particolare, suoni ricercati.

Delay: come l’echo o il flanger, è un effetto utile per modificare un suono.

Demo: oppure Demo-Tape, è la cassetta dimostrativa di uno o più brani. Il termine Demo è l’abbreviazione di Demonstration.

Detroit: o meglio Techno Detroit, più ricca di arrangiamenti e aggressiva rispetto alla Acid; prende nome dalla Capitale delle Auto negli Usa.

Disco Music: movimento nato sul finire degli anni Sessanta e che ha caratterizzato il periodo degli anni Settanta con voci nere e ispirandosi a tutto il grande mondo della musica black statunitense. Ribattezzata Disco, questa sonorità è andata a influenzare anche la dance music attuale.

Disc jockey: colui che seleziona, mixa e suona i dischi nelle discoteche, durante le feste, nelle radio. Letteralmente, fantino del disco, colui che cavalca il ritmo.

Downtime: per uno studio, momento di relax in cui ci si può dedicare ai lavori meno importanti.

Drag queen: fenomeno americano che definisce uomini e donne omosessuali che estremizzano gli atteggiamento femminile diventando quasi la caricatura di se stessi.

Dream: o dream house; dalla techno trance della progressive italiana nasce un genere melodico fatto di riff di piano e dolci armonizzazioni in linea con la corrente minimale.

 

Drop: termine utilizzato per definire il riff nei brani elettronici EDM e big room.

Drum & bass, drum’n’bass, basi hip hop molto sostenute, cariche di basse frequenze, evoluzione di una certa jungle: radice stessa della trip hop.

Dub: riferimento solo concettuale del dub giamaicano. Volendo, più che uno stile, il dub è solo un modo differente di dare un taglio, una personalizzazione ad un brano, svuotandolo e in questo modo valorizzandone i lati più particolari. Un esempio può essere il virtuosismo fatto con i sample.

 

Dubstep: genere di elettronica che fonda le sue radici a Londra nei primi anni 2000. Proviene dalla scena garage del Regno Unito e deriva da un mix di 2step, drum'n'bass ed electro. Il tempo si colloca intorno ai 140 battiti al minuto.

E

Easy Listening: ennesimo termine per definire la Lounge Music, l’Exotica, la Cocktail Music. Quando il ritmo delle batterie elettroniche incontra il swing o quello che in Italia chiamano twist.

E.P.: è la sigla di extended play, cioè i dischi che solitamente contengono più di due brani differenti e che si posizionano a cavallo tra il mix e l’ellepì.

Eco, oppure echo: effetto ripetente un determinato suono.

Ecstasy, in gergo “chicca”, droga allucinogena in voga, assieme all’Lsd, nel primo periodo dei rave-party. Prodotta in pasticche da 500 milligrammi riproducenti l’effige dello smiley (già simbolo dell’acid-music) o l’iniziale del componente chimico principale della sostanza. Edizioni: sono la parte editoriale di un’opera.

 

EDM: acronimo di Electronic Dance Music, ovvero l'insieme di generi e sottogeneri musicali finalizzati al ballo e programmati dai dj. Ha sostituito negli Usa prima e nel resto del mondo poi la parola dance.

Electro, elettro: genere degli anni Ottanta che racchiude funky, hip hop e arrangiamenti generati da sintetizzatori.

Electro house: elettro contaminata dalla house.

Ending: detto anche ‘outro’, è la parte finale di un brano.

Equalizzazione, ovvero il controllo dei toni.

Etno jungle. Drum’n’bass che utilizza suoni etnici.

Eurobeat: è la high energy con forti influenze techno-dance; veloce ma mai quanto la stessa high energy in forma classica; le track hanno melodie e cantati solari.

Expander: generatore di suoni ad unità rack, solitamente disponibile anche in formato tastiera.

F

Fidget house: sonorità nu rave contaminate dallo stile di inizio anni Novanta.

  1. I. M. I.: Federazione Industrie Musicali Italiane.

Filtri: importanti per la modifica e l’effetto di un qualsiasi suono (soprattutto in fase di missaggio), ‘aprono’ o ‘chiudono’ la matrice sonora rendendola differente dall’originale. Il filtro è importante per una personalizzazione delle sonorità.

Flight-case: contenitori di protezione costruiti con materiali robusti, quali alluminio, acciaio e gomma, servono a proteggere qualsiasi tipo di strumento, dal giradischi alla tastiera, dal campionatore agli stessi dischi. Se tali contenitori sono prodotti con materiali morbidi, come sola gomma o tessuto, prendono il nome di Light-case.

Flyer: volantini o classici inviti per le feste nei club, nelle discoteche o nei rave.

Fonico: colui che ha la giusta dimistichezza con le attrezzature di uno studio di registrazione.

 

Future house: sottogenere della house music. Termine coniato nel 2015 secondo cui il suono della deep house più contemporanea è fuso all’electro EDM da festival. È stato il dj francese Tchami a idearne il nome, grazie a un hashtag sul suo Soundcloud.

G

G.E.M.A.: è la società tedesca per gli autori, i compositori e gli editori.

Gabber: praticante o amante del genere Hardcore; vedi anche Hardcore.

Gabba house: vedasi hardbeat, hardcore, gabber o Rotterdam Hardcore.

Galvanizzazione: procedimento utile per ricoprire, quindi tutelare, proteggere l’acetato con una patina di argento.

Garage: base al massimo a 126 bpm, atmosfera quasi paradisiaca, molti tappeti di violino, string, organi Hammond, a volte qualche accordo di piano ed una melodia cantata preferibilmente da uno o una vocalist di colore. Termine nato da quello che rimase del club statunitense Paradise Garage.

Gig: vedasi Set.

Gigabyte. Mille megabyte.

Glitch-hop, genere musicale appartenente alla famiglia del dub, chiamato anche drumstep: via di mezzo tra il dubstep e il drum'n'bass.

Goa: stile techno-trance, ricco di sequencer e assestato sui 140 bpm, e movimento nati in India grazie a feste itineranti che si tenevano a Goa e Panaji.

Groove: termine pronunciato quasi alla noia dal popolo americano, sta per sound, o meglio quel risultato fresco, godibile che diventa quasi un toccasana per l’orecchio di chi ascolta un brano.

H

Handbag: le ragazze inglesi, nei club, sono solite ad ammucchiare le proprie borsette sulla pista per poi ballarvici attorno al ritmo della dance più facile. Da qui il nome.

Happy hardcore: costruita su breakbeat jungle, usati anche nell’hardcore inglese, viene arricchita da potenti e sincopati giri di piano.

Hardbag: handbag molto più ritmata e rivolta ai club.

Hardbeat: vedi hardcore.

Hardcore: house commerciale che viaggia alla velocità di 160-180 bpm e che a differenza dell’hardcore suona in modo molto più dolce. Hardcore: divisa in due tronchi: da una parte quella inglese, ricca di campioni vocali, synth classici, groove tagliati e raddoppiati di velocità; dall’altra quella olandese, molto più ‘cattiva’, originaria di Rotterdam, strumentale e rapida nel correre.

Hardhouse: house con suoni duri e sintetici, che a volte si intreccia con la techno: comunque, meno morbida della classica. In Inghilterra il termine è utilizzato per definire una techno molto morbida.

Hard Step. Drum’n’bass veloce e aggressivo.

Henry Fox: è la società statunitense per gli autori, i compositori e gli editori.

High Energy: oppure hi-nrg, brani melodici, interamente cantati la maggior parte delle volte da interpreti maschili, realizzati, secondo molti produttori, per i locali gay e per il mercato giapponese.

Hip-Hop. Cultura sviluppatasi in seno all’omonimo movimento nato tra i giovani neri newyorchesi attraverso la dura realtà dei ghetti statunitensi alla fine degli anni Settanta. Dall’hip-hop sono nati i graffiti, la break dance e il rap.

Hip House, classiche basi deep un po’ più vuote del solito ma arricchite di un testo rappato che dà libero sfogo alle esternazioni dei ghettizzati statunitensi.

Hit Parade: parata delle hit.

Homo Industrial: leggasi tribal.

Hit: brano che ha la potenzialità; hit in inglese significa colpo, centro.

House: non un genere, bensì la certa evoluzione della musica in generale che si adatta ai suoni di una realtà contemporanea. House non è moda, bensì tecnologia, futuro adesso.

I

Ibiza: Isola delle Baleari frequentata da tedeschi e soprattutto inglesi amanti della dance più sfrenata e innovativa; è il luogo dove nascono mode e movimenti.

Indie: musica nata grazie allo sviluppo e al lavoro di alcune rock-band britanniche, le quali hanno invariato il proprio modo di suonare, un po’ alla hippie way, mantenendo però come base ritmica i giri mezzi funky della downbeat e dell’acid-jazz.

Industrial Music. Ha visto la luce a metà dei Settanta, è musica violentissima che miscela rumori industriali a chitarre piene di feedback; in spregiudicate strutture, l’elettronica enfatizza la distorsione. Ci sono Korn, Marilyn Manson e Nine Inch Nails tra i suoi più convinti diffusori.

Intelligent: musica elettronica per cultori.

Intro: abbreviazione del termine introduzione.

J

J.A.S.R.A.C.: è la società nipponica per gli autori, i compositori e gli editori

Jazid: acid jazz.

Jog Shuttle: vedasi pitch-bender.

Jungle: simile all’hardcore ma infarcita di vocalizzi, urli e frasi di toaster o in rari casi di qualche rapper che la caratterizza grazie all’hicc-up style. Venutasi a creare grazie alla fusione della hardcore inglese con i dialetti giamaicani degli immigrati di Londra.

K

Ketamina: potente droga utilizzata in rave e club.

Klonk: vedasi Bleep.

Kbyte. Mille byte.

L

  1. P.: long play, è il disco che, girando a 33 rpm, contiene diversi brani di uno o più artisti.

Label: in inglese significa etichetta.

Larsen: effetto larsen, ovvero quando il segnale audio interferisce con quello del microfono.

Latino house: influenza delle comunità latine sulle sonorità house.

Leftfield: suoni alternativi e ‘sinistri’.

Lfo, oscillatore di bassa frequenza che modifica o crea vibrato, tremolo e altro.

Light jockey: chi è incaricato di usare nel migliore dei modi tutto l’impianto luci.

Loop: circolo o ciclo. In un programma, una parte può essere messa in ciclo, ripetuta.

Lsd: allucinogeno, acido lisergico.

M

M.C.P.S., ovvero Mechanical Copyright Protection Society: è la società britannica per gli autori, i compositori e gli editori.

Master: prodotto finito, in Dat o in nastro da diversi formati, analogici e non, col quale si farà poi il transfert e successivamente la galvanica per la stampa dei dischi.

Matrice: stampo in positivo utile per produrre lo stampatore.

Mediterranean progressive: come la dream, più della dream, è la sublimazione commerciale della techno con accorgimenti che hanno appunto sfumature mediterranee e in alcuni casi, vista la melodicità, anche partenopee.

Medley: brano nel quale sono state miscelate due o più canzoni.

Megabyte. Mille kilobyte.

Melbourne Bounce, una progressione uptempo, fiati e synth in pieno stile dirty Dutch, ma anche acid house, psytrance e basso in levare. Il suono da festival indubbiamente più versalite e divertente in circolazione.

Mellow, drum’n’bass contaminato dal soul.

Melodia: suddivisa in più parti. Solitamente le canzoni classiche hanno un cantato diviso in tre parti denominate ‘strofa’ (o cantato), ponte e inciso (oppure ritornello o refrein in inglese).

Midi: studiato dalla statunitense Sequential Circuit e dalla giapponese Roland, è il protocollo (sistema) che permette di far dialogare un sequencer (inteso come programma) ad altri apparati terminali, quali testiere, campionatori, effetti ed altro ancora. MIDI significa Musical Instrumental Digital Interface, ovvero interfaccia digitale per strumenti musicali. Da tempo è uno standard mondiale.

MiniDisc: come il Dat ma non su nastro, bensì su dischetto simile a quello dei computer e leggermente più piccolo e protetto da un involucro.

Minimale: deriva dalla corrente minimalista; è il concetto che libera tutto dai “fronzoli”, dall’inutilità delle cose; minimale può essere un design, spoglio e pulito, essenziale, oppure può essere anche un brano musicale, composto da suoni ricercati. È la filosofia del “poco ma buono”.

Mix: disco in vinile, con tracce dalla lunga durata perchè utili per il missaggio in discoteca.

Mixer: miscelatore di suoni.

Mombathom, fusione di generi che toccano la house music e il reggaeton, il mombathom è stato creato dal dj e produttore americano Dave Nada a Washington. Il suo bpm varia dai 108 ai 115 battiti.

Mp3. Formato di file audio iper compresso, acronimo di Mpeg numero tre. Qualità digitale.

Multieffetto: effetto avente una grande potenziale effettistica e che quindi può lavorare allo stesso tempo con riverberi, delay, gate ed echi.

N

New Beat: ‘mid-tempo’ industriale, genere simile alla trance, quindi cadenziato, con giri di basso aperti, lente risposte di suoni synth, quasi imperniata sul ‘gioco’ in levare di tutte le parti suonate, posizionate su una ritmica decisa, compatta ma povera di groove.

NPU: National Polson Unit, unità medica londinese che analizza i decessi per ecstasy.

Nu Disco, rivisitazione della Disco anni Ottanta italiana con diramazioni che confluiscono nella Space Disco, alla Retro House e all'electropop.

Nu House: house che esplora ambiti funky, jazz e deep.

O

One night: serata particolare, evento particolare, unico che cambia completamente l’atmosfera del locale che la ospita; le one night possono avere cadenza settimanale, mensile, anche semestrale o annuale, ma mai quotidiana.

Outro, vedasi ending.

P

Pan pot: sistema di amministrare o meglio guidare un suono con diffusione stereofonica e panoramica.

Pay Parties Act: multe salate per coloro che infrangono la legge non rispettando la Criminal Justice Bill e la Criminal Justice Act.

Piatti: sono chiamati così, soprattutto dai dee jay, i giradischi.

Pitch bender: rotella o joystick posizionato sulla sinistra di una tastiera e a volte anche in CD professionali utilizzati nei club dai dee jay. Serve per modificare la velocità e il tono di un suono, che in questo modo sarà trasposto.

Playground techno: modo di ‘coverare’ vecchi brani, come ad esempio canzoncine per bambini.

Play List: personale classifica stilata grazie a una precisa sequenza di brani.

Plucked leads, detti anche pluck, sono i lead con una release molto bassa e che ricordano il suono di pizzicato.

Post house: evoluzione della house music di Chicago portata avanti dai Daft Punk.

Privè: zona riservata a persone, solitamente vip, che devono ricevere un trattamento particolare. L’accesso nel privè è sempre limitato.

Progressive house: suoni e arrangiamenti trance su basi house.

Promo: o Promo Copy; da promotional; vedasi white-label.

Q

Quantizzazione: sistema automatico di collocazione a livello temporale delle note.

Quattro quarti: vi sono quattro battiti di ogni battuta.

R

R&B: Rhythm And Blues.

Rare groove: radici dell’acid jazz.

Rave: dall’inglese Delirio; grandi feste organizzate in gran segreto (ed inizialmente solo in Inghilterra) nei luoghi più impensati per scampare dal pericolo della polizia, sempre a caccia di chi fa uso di droghe come l’ecstasy.

Remix: restauro di un brano. Con un remix, ogni parte, dalla struttura allo stile, dal suono al missaggio, potrà essere cambiata, migliorata o peggiorata, a volte stravolta.

Remixer: colui che confeziona i remix.

Riff: o frase, cioè parte suonata che divide il cantato e che suona maggiormente in un brano.

Riverbero: particolare effetto loop simile, come risultato, all’eco.

Rollin’: cioè un sound non facile ma molto coinvolgente.

Royalties: cioè la percentuale degli introiti di una vendita che viene spartita in più parti, il più delle volte tra la casa discografica e il produttore.

Rough: rapido inteso come provvisorio, momentaneo. È un rough mix (si legge raf mix) un missaggio senza tante pretese che con pochi suoni deve rendere l’idea di una produzione quasi ultimata.

Rpm: sigla di round per minute, cioè i giri al minuto di un disco. Si va dai 33 rpm dei long play sino ai 45 rpm dei mix. Tolti dal mercato da alcuni decenni invece i 78 rpm.

Rullante: altra componente della batteria e che risponde sempre al battito della cassa.

S

S.A.C.E.M.: la società francese per gli autori, i compositori e gli editori.

S.I.A.E.: Società Italiana Autori ed Editori. Ha sede a Roma e distaccamenti in molte città d’Italia. La Siae tutela i diritti degli autori, dei compositori e degli editori. Il tutto ovviamente non riguarda solo la musica ma anche le opere scritte, come i libri ad esempio.

Sample: vedasi campionamento.

Scratch: tecnica usata dai dee jay più virtuosi, abili nel ‘graffiare’ i solchi di un disco trovando una parte del brano talmente particolare da essere ‘grattata’ e ripetuta.

Scrittura privata: accordo scritto che segue a quello verbale e in cui vengono riferiti e descritti nei minimi particolari gli accordi tra produttori esecutivi e non, cantanti, musicisti, rappresentanti di etichette discografiche o edizioni musicali.

Sequencer: inteso come programma (via Midi), o come unità rack pilotante, serve ad amministrare tutti gli elementi scritti di una partitura di un brano. Sequencer inteso come suono è invece solitamente un synth, o magari un campionamento, disegnato in trentaduesimi ma letto in sedicesimi, che, se tagliato, panpottato e compresso a dovere, muove il brano con una notevole spinta ritmica e con una buona dose armonica aggiuntiva.

Set: esibizione di un artista o di un dj.

Smart Drink: bevanda energetica o isotonica che permette ai clubgoers di recuperare energie, sali e zuccheri.

 

Soulful House è un genere di musica dance nato a Chicago nella seconda metà degli anni ottanta come sotto-genere della musica house. Rispetto alla house è più lenta (da 122 a 127 bpm), melodica e incorpora al suo interno influenze soul, jazz e funky. In genere le tracce soulful sono caratterizzate da pad (tappeti di tastiere) che danno un suono profondo, simili a quelli usati nella chillout e nella lounge.

Sound Engineer: vedasi fonico.

Soundsystem: ciò che occorre per far ballare la gente, ovvero due piatti e un mixer rinchiusi in un flight-case, dischi, amplificatore da almeno mille watt, diffusori, un piccolo service luci.

Spaghetti house: prima maniera di house all’italiana, con bassi anni Settanta, gran gioco di sample vocali e l’innesto dell’immancabile pianoforte proveniente dalla tastiera M1 della Korg.

Speedcore: Hardcore che raggiunge velocità impensabili.

Speed Garage: garage underground nata a New York ma sviluppatasi a Londra; ritmiche sostenute da breakbeat, cassa in 4/4 e bassi subsonici presi dalla drum’n’bass.

Sperimentale: musica libera da conformismi, spesso impossibile da commercializzare.

Spin back: vedasi top spin.

Strobo: quello rosso, rassomigliante a un piccolo led rosso posizionato nella zona destra di ogni giradischi professionale, serve a controllare la sincronizzazione della rotazione del piatto. Lo strobo usato in discoteca è invece una specie di faretto che emana scariche di lampi come se fosse il flash di una macchina fotografica.

Swing house: garage house.

Synth: abbreviazione di sintetizzatore, tastiera che sintetizza suoni per poi riprodurli in svariati modi.

T

Tappeti: sono i rinforzi armonici fatti con violini, o cori, o strings, oppure con archi.

Tastiera: generatore di suoni dotato di tasti, che, all’apparenza, può sembrare anche un pianoforte.

Tb-303: generatore elettronico di bassi con sequencer incorporato.

Technics: 1200 oppure 1210, i giradischi divenuti ormai un classico tra i disc jockey.

Techno: fenomeno e scena musicale nato sulle ceneri della musica elettronica tedesca e concretizzato a Detroit grazie all’uso del generatore di bassi elettronico Tb-303.

Techno Progressive: generata dalla techno, è la base sonora dalla quale nasce la dream e la mediterranean. Termine preso in prestito dal mondo del rock.

Tesko: fusione tra le parole TEchno e diSKO anni settanta.

Teutonic post rock. I gruppi tedeschi a cavallo di Sessanta e Settanta che mescola(va)no psichedelia e tecnologia. Tra i più accreditati, i Kraftwerk. Tra le band da segnalare: Can, Faust, Neu, Popol Vuh e Tangerine Dream.

Toaster: coloro che fanno raggamuffin.

Tono, intervallo di seconda maggiore.

Top spin: tecnica che, sostituendo il cutting, consente al dee jay di cambiare disco, e quindi canale, passando in modo diretto da uno all’altro.

Toytown techno: playground-techno.

Tr-909: oppure Tr-808, Tr-606, generatore elettronico di percussini con sequencer incorporato.

Track: traccia o modo anglosassone per definire un brano.

Trainspotter: clubgoers che; sotto effetto di acidi o droghe; si sofferma a guardare il passaggio dei treni nei pressi di club o rave.

Trance: sound tribale, alla ricerca di alti stati di coscienza, che nasce in India ma che, grazie ai sintetizzatori e ai vari sequencer, si sviluppa prima in Germania e poi negli Stati Uniti espandendosi in seguito in tutto il mondo.

Transfer: procedimento per trasferire i dati del master su nastro, su disco in acetato. I dati del nastro vengono trasformati in segnali speciali e trasmessi ad un apposito strumento che li codifica in vibrazioni. La puntina sulla testina alla fine del braccio di questo strumento incide il solco sull’acetato.

Trax: quando i brani sono più di uno.

Trend: moda.

Tribal: house tribale, ritmica, con molte percussioni.

Trip hop: downbeat lenta, sui cento bpm.

Tropical house, sottogenere della house music. È un mix tra beat progressive house e synth electro. È stato il dj australiano Thomas Jack a idearne il nome, grazie a un hashtag sul suo Soundcloud.

Two Step, oppure 2 Step, house massimo a 130 bpm, priva di cassa in quattro, dal passo dimezzato (i bpm quindi sono massimo 65), con groove di percussioni rhythm & bluse accelerati; grande spolvero di bassi distorti e subsonici e giochi con parti vocali.come per la speed garage, movimento nato a Chicago, dalla mente di Kelly G, e sviluppatosi nella capitale inglese poco dopo grazie alla Underground UK.

U

Underground: è il sottobosco, il lato sotterraneo della musica e delle cose; più che un genere è un movimento, sotto il quale viene raggruppato il folto gruppo composto da house, deep, tribal o jungle, garage o rap, ciò che non è commerciale.

V

Velocity: volume di un suono in un programma di computer.

Vertical Stage, sessione social e format in cui arte, socialità, cultura, spettacolarità e riqualificazione urbana convivono, il vertical stage è un vero esempio di Weconomy e consiste in un'esibizione tenuta spesso da un balcone o terrazzo arricchito da scenografie avveniristiche.

Vinile: materiale con il quale viene prodotto un disco.

Vocalist: animatore che incita il pubblico a ballare al ritmo della dance; solitamente, approfitta delle pause strumentali di un brano per lanciare messaggi eseguendo vere e proprie performace vocali che partono dal parlato e sfociano nel canto.

Vogueing: ballo lanciato da Madonna con il quale si imitano le pose, gli atteggiamenti delle modelle in passerella.

W

Wave. Formato di file audio non compresso.

Wharehouse party: festa che si svolge in strani luoghi, come capannoni di industrie abbandonate, hangar, garage, magazzini.

White label: dischi con etichetta bianca, neutra e quindi non personalizzata, nati solitamente per uso promozionale.

Z

Zanzarismo: stile di techno/hardcore degli anni passati e con riff di synth che ricordano il ronziio delle zanzare.

 

“EDM, E Dio Mixa” è il primo libro totalmente remixabile. Attraverso la sua riscrittura, parziale o totale, gli autori possono dire la loro e rimettere in discussione totalmente il testo stesso. Il file è disponibile in download in formato .txt (testo). Questo perché ognuno possa dire la sua sulla storia dell'EDM, dalle sue origini a oggi. Ogni remix di “EDM, E Dio Mixa” sottoposto verrà letto, analizzato e inserito in una speciale e dedicata classifica. La graduatoria sarà generata dal maggior numero di voti giunti in redazione.

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