Paola Iezzi, il Natale e l’intervista in versione integrale pubblicata su Danceland

Dopo “A merry little Christmas”, uscito lo scorso Natale solo in versione digitale, Paola Iezzi pubblica una nuova versione dell’album in formato cd e vinile. Il disco si arricchisce di ulteriori tre brani della tradizione natalizia reinterpretati dall’artista. Il progetto esce un mese e mezzo dopo la pubblicazione dell’EP “Ridi”, che contiene l’omonimo singolo inedito scritto e prodotto da Paola con Michele Monestiroli in arte Cat Paradox. L’EP è disponibile anche con le versioni remix.

Ha iniziato a fare la dj nel 2012, Paola. In realtà, in seguito alla pubblicazione di un suo E.P. dance, “Xcept You”. Era un brano che aveva prodotto per una pubblicità fashion sullo stile un po’ di “I Feel Love” di Donna Summer. Ne fece fare poi diversi remix. E ora torna con “Ridi”. “Un mio amico, il proprietario di un famoso bar cool a Milano, il Blanco, era impazzito per il progetto e mi chiese di andare a presentarlo nel suo locale durante la fashion week”, rivela Paola. “Ma mi voleva lì come dj. Io non avevo mai fatto serate come dj. Non sapevo manco accendere una consolle. Andai da un amico, Mario Cuomo di Pianoroll, a Milano, e comprai una consolle con cui iniziai a smanettare. Scoprii una dimensione diversa dal cantare sul palco ma molto esaltante e divertente. In realtà scoprii che mettere i dischi mi piaceva di brutto. E così dopo quella sera lì non ho più smesso e ho continuato a farlo, suonando un po’ ovunque, scegliendo le situazioni più giuste e adatte a me. Amo suonare”.

Invece, come è nato il rapporto con il progetto D’Andy & Bodyles “Italian Soulful”?
“Attraverso una conoscenza di vecchia data. Come spesso accade negli ultimi anni, i social ci hanno avvicinato o riavvicinato un po’ tutti. Quindi capita di conoscere persone nuove attraverso scambi di like o messaggi brevi, che poi magari si approfondiscono. Da qui nascono, non solo nuove conoscenze umane, ma anche collaborazioni lavorative spesso formative e interessanti. Io utilizzo i social in questi termini, da quando era nato myspace. Per quel che riguarda italian soulful è stata una mia vecchia conoscenza a propormi questa collaborazione: Isa B, che conosco dai tempi di Territorio MatchMusic negli anni ’90. Un giorno mi scrisse un messaggio per propormi di cantare un brano (che poi divennero due) per questo nuovo progetto nato da D’Andy & Bodyles, duo di produttori italiani di musica soulful molto in gamba. Anche lei aveva preso parte alla cosa e aveva fatto ai ragazzi il mio nome. L’idea, appunto, era quella di reinterpretare una serie di cover italiane riviste in chiave soulful. Io non dico mai no a prescindere. Ho ascoltato la proposta e gli arrangiamenti: mi convinceva tutto. Siccome non ero neppure particolarmente oberata in studio in quel momento, ho accettato con entusiasmo”.

Ci racconti quali singoli hai cantato e perché?
“I ragazzi mi hanno mandato un elenco di brani fra i quali scegliere. Io, però, ho proposto loro ‘Estate’ di Bruno Martino, brano molto classico, che amo moltissimo da sempre. Mi pareva un pezzo particolarmente azzeccato per il progetto e per il momento di uscita del disco. Del loro elenco invece ero molto attratta dal brano di Dalla. E lo dissi a loro. Quindi dopo aver consegnato loro la mia esecuzione di ‘Estate’, della quale eravamo tutti entusiasti, i ragazzi mi hanno chiesto se avrei avuto voglia provare a fare anche ‘Balla Balla Ballerino’ di Lucio Dalla. Amo moltissimo Dalla ma avevo alcuni dubbi sul reinterpretare quel pezzo. Soprattutto in quella chiave. Ma amo molto quel brano e adoravo la sfida: riuscire a restituire al pezzo uno spirito bello e profondo, intenso. Non volevo che l’interpretazione risultasse tecnica, fredda e meramente vocale. Così ho pensato: ‘io provo a farla, se il risultato non mi piace, butto tutto’. Quando ho finito di cantarla, mi sono molto entusiasmata. Ho amato il risultato. E anche i ragazzi ne sono stati contenti. Così abbiamo inserito anche quella con grande gioia. E forse tra le due è quella che amo di più. A sorpresa”.

È un’iniziativa che proseguirà?
“Non lo so. Per il momento mi ha fatto bene, come spesso faccio, misurarmi con cose nuove. Anche se di nicchia. Amo i piccoli progetti dedicati. Dove c’è entusiasmo e voglia di fare. Mi permette di sperimentare il mio carattere musicale e le mie diverse inclinazioni. Per ora sono concentrata sui miei progetti, ma resto sempre aperta e in comunicazione con il mondo della musica a 360°. Mai dire mai su nulla”.

Che rapporto hai con il genere soulful?
“Qui devo dire la verità: praticamente nullo. Nel senso che il soulful è un genere che non ho mai ascoltato per il piacere di ascoltarlo, ma perché mi è capitato. A Ibiza o in altri luoghi. Durante momenti di relax. Tra sole e mare, serate fra amici. L’ho vissuto così. Respirandolo dalle terrazze dei bar o agli aperitivi cool all’aperto. Soprattutto tra gli anni ’90 e i primi anni 2000. Sono una grande amante del jazz. Il soulful l’ho sempre vissuto come un genere legato più a decorare ambienti. Ogni musica veste un ambiente, questo è chiaro no? Ma è una conseguenza: la musica nasce da un’ispirazione e poi, per cultura, e associazioni varie, cinematografiche o altro, è diventata, volente o nolente, rappresentante di un immaginario. Nel caso del soulful, sembra che questo genere sia nato al contrario. Cioè che sia stato creato appositamente per accompagnare determinate situazioni. Un po’ come una sorta di easy listening. Musica da lounge, per sale di attesa di alberghi o posti fighi. Non lo dico in senso dispregiativo: intendo dire che se il jazz, il bepbop o il rocknroll o il reggae nascono da un’esigenza di esprimere uno stato d’animo, anche un disagio, un bisogno di fuga, di ribellione, dall’esigenza di esprimere una determinata provenienza culturale e, solo successivamente, sono stati sfruttati dal cinema o dalla pubblicità per esprimere determinati concetti, ma perché già recavano in loro stessi il seme di quella determinata cosa, alcuni altri generi, tra i quali metto il soulful, sono nati all’opposto. Il soulful non è il soul ma una sua derivazione. Pesca dal genere soul solo le sue caratteristiche apparenti ma è poi prodotto in maniera tale da accompagnare appositamente degli ambienti e delle situazioni precise. Quindi resta un genere a mio avviso freddo distaccato perché nasce appositamente per essere un sottofondo, non per diventare protagonista di una situazione”.

Qual è la città più soulful in assoluto?
“A me viene in mente Ibiza. Ma perché in realtà ibiza è moltissime cose. E’ anche e soprattutto house, ma poi gipsy, rocknroll, reggae, alternativa, commerciale, hardbop, disperata e leggera al tempo stesso Ibiza è tutto. Quindi trovi anche il soulful. A parere mio il soulful non è un luogo geografico. Ma il tale bar, il tale ristorante, il tale hotel, il tale club. Questi sono i luoghi del soulful”.

C’è un altro stile musicale che si può inventare ancora?
“Nessuno può rispondere a questa domanda in teoria. Nel senso che quando qualcuno reinventerà un genere allora lo sapremo. In linea generale sembra sempre che sia già stato fatto tutto. Poi arriva qualcuno che mette insieme le cose, spariglia le carte, ci mette un elemento nuovo che apparentemente non c’entra nulla con quella storia lì, e puff, si inventa un genere nuovo. Quindi si. Sicuramente si. Accade sempre. Non so quanto ci vorrà né quando succederà, ma succederà”.

Cos’è per te la moda, il trend?
“La moda e il trend è ciò che piace a te. Ciò che ti accompagna e che pensi ti stia bene e rappresenti esattamente te in quel momento in relazione con la dimensione spazio tempo che stai attraversando in quel momento. Non è certamente andare appresso a quello che pensi sia il trend del momento solo perché lo vedi sparato ovunque. O meglio. Specifico. In verità la moda e il trend sono quello che vedi fare dalla maggior parte della gente in giro e sui social. E quindi non è che a me personalmente interessi molto. A me interessa lo “stile” che è un’altra cosa. Lo stile è proprio un fatto personale. E’ un mix di cose. Tra ciò che piace a te e ciò che accade fuori. Una sorta di mediazione non controllata. Una specie di istinto. Che uno a mio avviso fa bene a seguire. E lo puoi applicare a tutte le sfere dell’esistenza. Dal modo di vestire, di parlare, di comportarsi di fare musica, di guidare, di suonare la batteria o a qualunque altra cosa tu faccia”.

Su che base selezioni i remixer per i tuoi brani?
“Sulle basi di quello che gli sento fare. Ho avuto la fortuna di collaborare con moltissimi bravi dj sia di grande fama internazionale italiani e stranieri come Felix Da Housecat, Ron Trent, Ricky Montanari, Tommy Vee e Mauro Ferrucci, Dj Simi e gli Angels of Love, i Rapino Bros, Mario Fargetta, Alex Farolfi, sia con giovani e talentuosi producer e dj molto in gamba. Ognuno di loro mi ha dato una lettura diversa dei miei brani e questo ha contribuito da un certo momento in poi, a dare un respiro internazionale e cosmopolita al mio progetto. Cosa che mi sta a cuore”.

Lo spazio riservato alla donne dj è ancora scarso?
“Diciamo che le donne fanno un po’ fatica a conquistarsi posizioni di potere e autorità un po’ in tutti i campi. Quindi penso anche nella musica. Soprattutto magari in ambito tecnico dove serve un’inclinazione all’utilizzo di tecnologie e macchine che sono necessarie per questo tipo di musica e che sono soprattutto appannaggio dei produttori di sesso maschile. Anche solo per cultura la macchina e l’immaginario da nerd, smanettone, è più vicina al maschio che alla femmina. Però vedo che lentamente le cose stanno cambiando in senso positivo nei confronti delle donne dj. Personalmente non mi frega troppo della diatriba maschio/femmina. Mi interessano le belle produzioni e la gente che fa belle cose. Se sono maschi o sono femmine non faccio distinzioni. Al mondo, se non esiste il bello e il brutto, almeno esiste chi lavora bene e chi lavora male. E a me interessano quelli che lavorano bene. Sono maschi? Bene. Sono femmine, Bene uguale. Non solo non mi piace chi lavora male. Non sopporto anche chi nutre pregiudizi e non ascolta con le orecchie”.

Ci sarà qualche altra collaborazione con Irma?
“Non ne ho idea. Io resto aperta a qualunque proposta che alletti il mio istinto musicale che è onnivoro e sempre ben disposto a tentare cose stimolanti e nuove. Irma è un’etichetta cult con una storia vera e propria e l’allure intensa. Con collocazione ben precisa e super cool. Quindi collaborare ancora con loro non potrebbe che farmi piacere”.

Come è organizzata e si sviluppa una tua giornata?
“Non ho una giornata tipo. Dipende da cosa devo fare e a cosa devo dare la priorità in quel momento. Quando devo scrivere le mie giornate sono a servizio della scrittura. Ed è normalmente una fase molto solitaria, contemplativa e riflessiva. Quando devo produrre un album o un pezzo, sono invece scandite dai ritmi dello studio e da chi lavora con me. Quando devo fare la promozione sono totalmente a servizio di interviste, live, serate, radio, tivù, web e social, chiacchiere coi fan e cose cosi. Quando non devo fare niente, cosa che avviene di rado, nel senso che anche quando sembra che noi non facciamo niente, stiamo in ascolto sempre e la nostra testa lavora sempre: una nota, uno stralcio di melodia, una parola che può diventare il titolo di un pezzo o addirittura di un disco. Insomma non si stacca mai”.

Qual è il tuo singolo preferito, ultimamente?
“Resto sul territorio italiano, perché penso che stiamo soffrendo di una grande mancanza di idee e di ispirazione e di troppi monopoli che stanno letteralmente essiccando l’ispirazione degli autori e tengono nel sottosuolo della paura, i cantanti e tutti gli artisti. Quindi citerò due artisti italiani: uno vecchio e uno relativamente nuovo. Era tanto che non mi capitava di sentire un bel disco pop in italiano. Ma per fortuna ci ha pensato Luca Carboni e ha fatto uscire ‘Sputnik’. È un disco ispirato che arriva da un’unica ispirazione. Come si faceva una volta. Amo il modo di Carboni di scrivere che non è mai cambiato. La melodia, la grande capacità di scrittura del testo e quella sua incredibile abilità nel comporre hit senza che lo sembrino. Non scrive con il mestiere che ha (che certamente ha e che certamente utilizza ma non come fonte principale). Carboni scrive ispirato. E dopo tanti anni che è Luca Carboni e tante hit e canzoni portate alla luce, è quasi un miracolo. Soprattutto qui. L’altro disco è ‘Cosmotronic’ di Cosmo. Amo questo album. Per come suona, come è scritto. Il linguaggio. La sua voce. Trovo che lui sia uno degli artisti italiani più interessanti e meglio prodotti del momento. Mi piace l’idea che ci siano ancora artisti che fanno le cose in autonomia, fottendosene altamente di rincorrere un mercato e piegandosi a quello che questo fantomatico mercato vorrebbe da loro. Quando accade questo, per me il senso dell’essere su un palco e cantare, viene meno. E tu non sei più un artista, ma una sorta di burattino svuotato della propria essenza di potenziale artista. Che ha l’unico pregio di avere una bella voce (o una voce riconoscibile/interessante) e un bel faccino. Di artistico non c’è più nulla purtroppo. E se ti convincono a rinunciare a te stesso per… diventare famoso o per… restare sulla breccia, sei fottuto per sempre. Perché sarai per lo più infelice e le cose che canti o canterai ti faranno per lo più schifo. Quindi il senso di aver scelto di fare questo mestiere verrà completamente meno”.

Paola Iezzi è uscita con un nuovo singolo. Un nuovissimo brano dal curioso titolo “Ridi”, scritto e prodotto insieme al fido amico e collaboratore di sempre Michele Monestiroli (in arte “Cat Paradox”). Monestiroli, giovane e valente produttore, autore e polistrumentista ha già prodotto e co-prodotto in passato diversi album di grande successo di Paola & Chiara (“Festival” e “Blu” fra i più famosi) e quasi tutti i progetti di Paola da solista. Compreso l’ultimo album di canzoni di Natale pubblicati dall’artista, uscito lo scorso dicembre. “Ridi”, contenuto in un e.p. dall’omonimo titolo, uscito il 5 ottobre sul mercato digitale, è un brano pop tout court, con una matrice electro dance, piuttosto minimale, con un ritmo incalzante, ma che poi si sviluppa in maniera quasi sinfonica sul finale. Il testo scritto dall’artista, al contrario di ciò che il titolo può far presagire, è invece piuttosto amaro. È un brano che racconta un momento di totale incomprensione tra due persone. Un momento di completa incomunicabilità. In cui uno dei due soggetti agisce divertito, in maniera quasi sadica, forse nella totale inconsapevolezza di star ferendo a morte la persona che ha di fronte. Quest’ultima presa dallo sgomento, dopo un attimo di totale smarrimento, nel quale rimane totalmente inerme e senza forze, non può fare altro che prendere atto della situazione e cercare di elaborare quanto accade, per rimettersi in piedi quanto prima possibile per non perdersi nel “gioco della vita”. Cerca così la propria “rinascita” auto spronandosi, parlando al proprio io più profondo. Il ritmo incalzante e le armonie aperte giocano quasi un contrasto con l’amarezza e la malinconia del testo, ma trovano un dialogo profondo e convergono insieme in un finale “corale” dove “tutte le luci si accendono” in un meraviglioso crescendo e dove tutti gli strumenti suonano come in un concerto di musica sinfonica. E dove l’anima si libera dalle proprie angosce e pesantezze e si eleva ad un livello superiore. L’EP in vendita per il mercato digitale contiene anche la versione spagnola del brano dal titolo “Rìes” e poi una piccola sorpresa. Una versione “chitarra e voce” di un brano molto famoso del duo Paola & Chiara: “Amoremidai”. Paola: “Avevo una gran voglia di ricantare questo brano. L’ho sempre amato come amo tutto il nostro repertorio. Non sono canzoni, ma pezzi di cuore. La cosa bella delle canzoni è che non finiscono. I progetti possono terminare ed è anche giusto che sia così. Tutti i progetti hanno un tempo, una scadenza. Ma le canzoni no. Soprattutto quando sono belle e hanno un’anima forte, non finiscono mai”. L’ep è mixato da Andrea Suriani, il sound engineer di Cosmo, del quale Paola è una grande ammiratrice. Il brano è accompagnato da un bellissimo video molto suggestivo, contemporaneo e dal sapore internazionale, girato quest’estate a Los Angeles dal regista e fotografo di moda Paolo Santambrogio. Del medesimo video esiste anche la versione spagnola.

DEEJAYPEDIA

Il glossario aggiornato in tempo reale

A

Abstract Hip Hop: hip hop strumentale su cui porre sample vocali.

A&R: significa Artists & Repertoire, ovvero il responsabile di un’etichetta discografica incaricato ad ascoltare tutto ciò che gli artisti propongono.

A.F. I. : Associazione Fonografici Italiani.
A. S. C. A. P. : società statunitense per gli autori, i compositori e gli editori.

Accappella: o a cappella, designa le composizioni polifoniche sacre prive di accompagnamento strumentale, eseguite in origine nelle cappelle.

Accordo: termine usato per indicare la combinazione simultanea di tre o più suoni. Gli accordi di due suoni, più propriamente detti bicordi, non sono considerati come ‘‘accordi dell’armonia tradizionale’’ in quanto sono di carattere indeterminato).

Acetato: disco in fibra prodotto in fase di transfer e appartenente al primo passaggio.

Acid: fenomeno più legato all’uso di sostanze stupefacenti che ad altro e termine dl quale deriva la Acid House, caratterizzata dalla bassline Tb-303.

Acid-Jazz: si sviluppa sulla ritmica down-beat sfruttando le sonorità che vanno dal jazz all’acid; è un po’ la sintesi tra il funk dei primi anni settanta e la nuova scena soul e cool-jazz.

Advance: è l’anticipo di un pagamento per i produttori o per un artista.

After Hour: festa il cui orario d’inizio e di fine è decisamente lontano da quelli classici di un comune club. Da esso arrivano After Tea, party che inizia dopo le 18 circa, e After Lunch, che ha inizio verso le 21.

Aftertouch: sensibilità dei tasti che compongono una tastiera. Sensibilità relativa alla dinamica, all’attacco, al rilascio del suono.

Ambient: house paradisiaca, molto vicina alla new age, ricca di effetti naturali (cascate, fruscii del vento, gabbiani), lenta di bpm e sostenuta da una base down-beat. Probabilmente nata grazie all’inventiva di Brian Eno verso gli anni Settanta. Oggi usata nelle Camere di Decompressione di alcuni club hardtechno e hardhouse.

Ambient-jungle: jungle con ritmica minima alla quale vengono aggiunti accordi di violini e bassi armonici che la rendono forse meno ballabile, ma certamente più radiofonica.

Ambulance: una ambient più elettronica e difficile da comprendere.

Analogici: le tastiere più usate nel settore.

Anthem: hit che diviene inno e apripista per un definito genere o stile musicale.

Armonia: arte e risultato della combinazione simultanea di più differenti suoni. L’armonia è una precettistica, ovvero un insieme di regole che definisce la struttura degli accordi in base al principio della tonalità.

Arpeggio: quando le note multiple sono posizionate “a cascata” e scendono/salgono di tono.

Assolo: nel corso di un’esecuzione, l’emergere di un solista, strumentale o vocale, che si rende protagonista di un particolare episodio.

Avant soul: termine per definire un tipo di garage-house un poco più soul.

B

 

Basse frequenze

Indicano la fascia di frequenze basse sotto i 200 Hz

Back Up: salvataggio dei dati relativi ad un brano, o anche di un software, su un separato disco (disco copia) o Dat (in codice binario).

Balearic Beat: molto vicina alla new beat, ma influenzata da una vecchia new-wave. In voga nelle Isole Baleari ai tempi della acid.

Bassline: cioè linea di basso.

Basso: suono prodotto da uno strumento a corde e appunto basato su sonorità basse.

Beatport: il negozio digitale specializzato in vendita di mp3 e oggi leader nel settore.

Big Beat: break beat contaminato da sonorità rock e swing; il movimento nasce a Brighton grazie a Norman Cook e confina con quello più techno denominato Chemical Beat.

Big Room

Genere musicale vicino alla dance e alla electro adatto a grandi spazi e grandi eventi.

Billboard: la rivista statunitense più importante del mondo, nel campo discografico.

Bit: informazione digitalizzata per computer.

Bleep: cassa in solo con entrate di suoni particolari, un po’ come quelli dei vecchi videogiochi: il minimalismo della minimal music.

Boiler Room

Supportato da diversi finanziatori (Red Bull, Rayban e Google attraverso Youtube) è un canale in cui vengono riportati di i filmati di dj che si esibiscono dando le spalle al pubblico e il volto in favore della telecamera e quindi dello spettatore.

Boucle: vedasi Loop.

B.M.I. : è la società statunitense per gli autori, i compositori e gli editori.

Bpm: sono i beat per minute, cioè i battiti della ritmica al minuto. Sono misurabili con un metronomo meccanico o elettronico. La house iniziò con i classici 118 per arrivare poi nei 160/200 che hanno caratterizzato la speedcore, ulteriore strato della hardcore.

Break: parte di una stesura di un brano, solitamente poco ricca di parti suonate; utile al dee jay per mixare da un disco all’altro.

Breakbeat: cioè groove, è un insieme di percussioni asportabile dalla maggior parte dei brani da discoteca. Può essere considerato anche un genere ben definito che abbraccia drum’n’bass, jungle, big beat e stile senza cassa in quattro quarti.

Breakout: termine coniato dai redattori e i collaboratori della rivista inglese MixMag e successivamente divulgato dal Dmc Italia. Significa brano che ha le potenzialità per diventare un grande successo. Insomma, vinile da avere a tutti i costi nel flight-case.

Bug: cioè l’errore in un programma.

Build-up

Parte della stesura di un brano che lancia il drop.

B.U.M.A./S.T.E.M.R.A.: è la società che tutela nel Benelux gli autori, i compositori e gli editori.

Byte: gruppo di otto bit.

C

Campionamento: parte registrata da un campionatore e prelevata solitamente da fonti sonore esterne.

Campionatore: è l’apparato, solitamente rack, utile a registrare in modo digitale dei campioni di qualsiasi suono. Il campionatore quindi non è altro che un registratore avente però una memoria di base (come tutti i computer, del resto) comunque limitata.

Cassa: chiamata grancassa oppure bassdrum. La cassa è il lato portante della ritmica.

Chemical Beat: da Chemical Brothers, paladini del groove accelerato e dal campionamento facile che non utilizza la cassa in quattro quarti.

Chill Out: spazio alternativo in rave e club nel quale viene spesso programmata musica rilassante.

Club: discoteca, spazio, punto d’incontro il più delle volte privato all’interno del quale si può consumare bevande alcoliche e non, e ballare musica ritmata.

Clubgoers: o clubbers, coloro che frequentano assiduamente i club.

Compilation: supporto fonografico (compact-disc, disco, audiocassetta, minidisc, digital compact cassette) avente all’interno una sequenza di brani il più delle volte missati tra loro.

 

Complextro: sottogenere della musica house che incorpora elementi electro house, dubstep e fidget house. Nasce dall'unione delle parole “complex” ed “electro” ed è caratterizzato bassi potenti, frammenti di sample vocali, synth e glitch.

Compressione: processo utile per comprimere il segnale di un determinato suono.

Consolle: postazione nella quale trova posto il mixer, i piatti, le varie centraline luci ed audio e, ovviamente, il dee jay.

Cover: rifacimento di un brano (solitamente già famoso o comunque conosciuto).

Credits: informazioni inerenti ad un brano, per il quale viene realizzata una etichetta oppure una copertina.

Criminal Justice Act: provvedimento del governo inglese per frenare l’espansione dei rave, costretti a lasciare gli spazi autogestiti ed entrare nelle discoteche.

Cross-fader: slider, o cursore, a scorrimento orizzontale. Permette di miscelare due suoni, da due canali, in modo diretto, con una rapida dissolvenza (fade).

Crossover: fase di transizione, passaggio da una situazione ad un’altra.

Cubase: programma per l’elaborazione di un brano.

Cubista: colui o colei che danza, solitamente su speciali pedane (cubi), ai lati della pista da ballo.

D

Dance: termine che può racchiudere tutti i generi musicali da discoteca oppure un ben definito e caratterizzato sound come la Eurodance dai suoni facili e commerciali.

Dark-Garage: garage più cupa, che si basa molto più sulle armonie piuttosto che sulla ritmica.

Dat: Digital Audio Tape, cioè nastro audio registrato in modo digitale.

DAW: Si tratta di un software concepito per per creare sia musica elettronica in studio che a riprodurre e mixare brani durante i live set. Tra i più usati ci sono Logic, ProTools, FL Studio, Ableton, Cubase. Meno diffusi Reaper, Studio One e Bitwig.

Dcc: nastro digitale come il Dat ma racchiuso in una cassetta dello stesso formato di quelle analogiche più diffuse.

Decibel: unità di misura del suono.

Deep Dark Techno: si deve la paternità del genere alla etichetta italiana Bxr, per prima pronta a puntare sul fenomeno e la linea musicale. Bassi campionati e riprodotti con effetto reverse, rullanti di Tr-909 con grandi hall, minimal style.

Deep house: house nata negli Usa nei primi anni Ottanta, viaggia dai 118 ai 128 bpm, ha una cadenza particolare, suoni ricercati.

Delay: come l’echo o il flanger, è un effetto utile per modificare un suono.

Demo: oppure Demo-Tape, è la cassetta dimostrativa di uno o più brani. Il termine Demo è l’abbreviazione di Demonstration.

Detroit: o meglio Techno Detroit, più ricca di arrangiamenti e aggressiva rispetto alla Acid; prende nome dalla Capitale delle Auto negli Usa.

Disco Music: movimento nato sul finire degli anni Sessanta e che ha caratterizzato il periodo degli anni Settanta con voci nere e ispirandosi a tutto il grande mondo della musica black statunitense. Ribattezzata Disco, questa sonorità è andata a influenzare anche la dance music attuale.

Disc jockey: colui che seleziona, mixa e suona i dischi nelle discoteche, durante le feste, nelle radio. Letteralmente, fantino del disco, colui che cavalca il ritmo.

Downtime: per uno studio, momento di relax in cui ci si può dedicare ai lavori meno importanti.

Drag queen: fenomeno americano che definisce uomini e donne omosessuali che estremizzano gli atteggiamento femminile diventando quasi la caricatura di se stessi.

Dream: o dream house; dalla techno trance della progressive italiana nasce un genere melodico fatto di riff di piano e dolci armonizzazioni in linea con la corrente minimale.

 

Drop: termine utilizzato per definire il riff nei brani elettronici EDM e big room.

Drum & bass, drum’n’bass, basi hip hop molto sostenute, cariche di basse frequenze, evoluzione di una certa jungle: radice stessa della trip hop.

Dub: riferimento solo concettuale del dub giamaicano. Volendo, più che uno stile, il dub è solo un modo differente di dare un taglio, una personalizzazione ad un brano, svuotandolo e in questo modo valorizzandone i lati più particolari. Un esempio può essere il virtuosismo fatto con i sample.

 

Dubstep: genere di elettronica che fonda le sue radici a Londra nei primi anni 2000. Proviene dalla scena garage del Regno Unito e deriva da un mix di 2step, drum'n'bass ed electro. Il tempo si colloca intorno ai 140 battiti al minuto.

E

Easy Listening: ennesimo termine per definire la Lounge Music, l’Exotica, la Cocktail Music. Quando il ritmo delle batterie elettroniche incontra il swing o quello che in Italia chiamano twist.

E.P.: è la sigla di extended play, cioè i dischi che solitamente contengono più di due brani differenti e che si posizionano a cavallo tra il mix e l’ellepì.

Eco, oppure echo: effetto ripetente un determinato suono.

Ecstasy, in gergo “chicca”, droga allucinogena in voga, assieme all’Lsd, nel primo periodo dei rave-party. Prodotta in pasticche da 500 milligrammi riproducenti l’effige dello smiley (già simbolo dell’acid-music) o l’iniziale del componente chimico principale della sostanza. Edizioni: sono la parte editoriale di un’opera.

 

EDM: acronimo di Electronic Dance Music, ovvero l'insieme di generi e sottogeneri musicali finalizzati al ballo e programmati dai dj. Ha sostituito negli Usa prima e nel resto del mondo poi la parola dance.

Electro, elettro: genere degli anni Ottanta che racchiude funky, hip hop e arrangiamenti generati da sintetizzatori.

Electro house: elettro contaminata dalla house.

Ending: detto anche ‘outro’, è la parte finale di un brano.

Equalizzazione, ovvero il controllo dei toni.

Etno jungle. Drum’n’bass che utilizza suoni etnici.

Eurobeat: è la high energy con forti influenze techno-dance; veloce ma mai quanto la stessa high energy in forma classica; le track hanno melodie e cantati solari.

Expander: generatore di suoni ad unità rack, solitamente disponibile anche in formato tastiera.

F

Fidget house: sonorità nu rave contaminate dallo stile di inizio anni Novanta.

  1. I. M. I.: Federazione Industrie Musicali Italiane.

Filtri: importanti per la modifica e l’effetto di un qualsiasi suono (soprattutto in fase di missaggio), ‘aprono’ o ‘chiudono’ la matrice sonora rendendola differente dall’originale. Il filtro è importante per una personalizzazione delle sonorità.

Flight-case: contenitori di protezione costruiti con materiali robusti, quali alluminio, acciaio e gomma, servono a proteggere qualsiasi tipo di strumento, dal giradischi alla tastiera, dal campionatore agli stessi dischi. Se tali contenitori sono prodotti con materiali morbidi, come sola gomma o tessuto, prendono il nome di Light-case.

Flyer: volantini o classici inviti per le feste nei club, nelle discoteche o nei rave.

Fonico: colui che ha la giusta dimistichezza con le attrezzature di uno studio di registrazione.

 

Future house: sottogenere della house music. Termine coniato nel 2015 secondo cui il suono della deep house più contemporanea è fuso all’electro EDM da festival. È stato il dj francese Tchami a idearne il nome, grazie a un hashtag sul suo Soundcloud.

G

G.E.M.A.: è la società tedesca per gli autori, i compositori e gli editori.

Gabber: praticante o amante del genere Hardcore; vedi anche Hardcore.

Gabba house: vedasi hardbeat, hardcore, gabber o Rotterdam Hardcore.

Galvanizzazione: procedimento utile per ricoprire, quindi tutelare, proteggere l’acetato con una patina di argento.

Garage: base al massimo a 126 bpm, atmosfera quasi paradisiaca, molti tappeti di violino, string, organi Hammond, a volte qualche accordo di piano ed una melodia cantata preferibilmente da uno o una vocalist di colore. Termine nato da quello che rimase del club statunitense Paradise Garage.

Gig: vedasi Set.

Gigabyte. Mille megabyte.

Glitch-hop, genere musicale appartenente alla famiglia del dub, chiamato anche drumstep: via di mezzo tra il dubstep e il drum'n'bass.

Goa: stile techno-trance, ricco di sequencer e assestato sui 140 bpm, e movimento nati in India grazie a feste itineranti che si tenevano a Goa e Panaji.

Groove: termine pronunciato quasi alla noia dal popolo americano, sta per sound, o meglio quel risultato fresco, godibile che diventa quasi un toccasana per l’orecchio di chi ascolta un brano.

H

Handbag: le ragazze inglesi, nei club, sono solite ad ammucchiare le proprie borsette sulla pista per poi ballarvici attorno al ritmo della dance più facile. Da qui il nome.

Happy hardcore: costruita su breakbeat jungle, usati anche nell’hardcore inglese, viene arricchita da potenti e sincopati giri di piano.

Hardbag: handbag molto più ritmata e rivolta ai club.

Hardbeat: vedi hardcore.

Hardcore: house commerciale che viaggia alla velocità di 160-180 bpm e che a differenza dell’hardcore suona in modo molto più dolce. Hardcore: divisa in due tronchi: da una parte quella inglese, ricca di campioni vocali, synth classici, groove tagliati e raddoppiati di velocità; dall’altra quella olandese, molto più ‘cattiva’, originaria di Rotterdam, strumentale e rapida nel correre.

Hardhouse: house con suoni duri e sintetici, che a volte si intreccia con la techno: comunque, meno morbida della classica. In Inghilterra il termine è utilizzato per definire una techno molto morbida.

Hard Step. Drum’n’bass veloce e aggressivo.

Henry Fox: è la società statunitense per gli autori, i compositori e gli editori.

High Energy: oppure hi-nrg, brani melodici, interamente cantati la maggior parte delle volte da interpreti maschili, realizzati, secondo molti produttori, per i locali gay e per il mercato giapponese.

Hip-Hop. Cultura sviluppatasi in seno all’omonimo movimento nato tra i giovani neri newyorchesi attraverso la dura realtà dei ghetti statunitensi alla fine degli anni Settanta. Dall’hip-hop sono nati i graffiti, la break dance e il rap.

Hip House, classiche basi deep un po’ più vuote del solito ma arricchite di un testo rappato che dà libero sfogo alle esternazioni dei ghettizzati statunitensi.

Hit Parade: parata delle hit.

Homo Industrial: leggasi tribal.

Hit: brano che ha la potenzialità; hit in inglese significa colpo, centro.

House: non un genere, bensì la certa evoluzione della musica in generale che si adatta ai suoni di una realtà contemporanea. House non è moda, bensì tecnologia, futuro adesso.

I

Ibiza: Isola delle Baleari frequentata da tedeschi e soprattutto inglesi amanti della dance più sfrenata e innovativa; è il luogo dove nascono mode e movimenti.

Indie: musica nata grazie allo sviluppo e al lavoro di alcune rock-band britanniche, le quali hanno invariato il proprio modo di suonare, un po’ alla hippie way, mantenendo però come base ritmica i giri mezzi funky della downbeat e dell’acid-jazz.

Industrial Music. Ha visto la luce a metà dei Settanta, è musica violentissima che miscela rumori industriali a chitarre piene di feedback; in spregiudicate strutture, l’elettronica enfatizza la distorsione. Ci sono Korn, Marilyn Manson e Nine Inch Nails tra i suoi più convinti diffusori.

Intelligent: musica elettronica per cultori.

Intro: abbreviazione del termine introduzione.

J

J.A.S.R.A.C.: è la società nipponica per gli autori, i compositori e gli editori

Jazid: acid jazz.

Jog Shuttle: vedasi pitch-bender.

Jungle: simile all’hardcore ma infarcita di vocalizzi, urli e frasi di toaster o in rari casi di qualche rapper che la caratterizza grazie all’hicc-up style. Venutasi a creare grazie alla fusione della hardcore inglese con i dialetti giamaicani degli immigrati di Londra.

K

Ketamina: potente droga utilizzata in rave e club.

Klonk: vedasi Bleep.

Kbyte. Mille byte.

L

  1. P.: long play, è il disco che, girando a 33 rpm, contiene diversi brani di uno o più artisti.

Label: in inglese significa etichetta.

Larsen: effetto larsen, ovvero quando il segnale audio interferisce con quello del microfono.

Latino house: influenza delle comunità latine sulle sonorità house.

Leftfield: suoni alternativi e ‘sinistri’.

Lfo, oscillatore di bassa frequenza che modifica o crea vibrato, tremolo e altro.

Light jockey: chi è incaricato di usare nel migliore dei modi tutto l’impianto luci.

Loop: circolo o ciclo. In un programma, una parte può essere messa in ciclo, ripetuta.

Lsd: allucinogeno, acido lisergico.

M

M.C.P.S., ovvero Mechanical Copyright Protection Society: è la società britannica per gli autori, i compositori e gli editori.

Master: prodotto finito, in Dat o in nastro da diversi formati, analogici e non, col quale si farà poi il transfert e successivamente la galvanica per la stampa dei dischi.

Matrice: stampo in positivo utile per produrre lo stampatore.

Mediterranean progressive: come la dream, più della dream, è la sublimazione commerciale della techno con accorgimenti che hanno appunto sfumature mediterranee e in alcuni casi, vista la melodicità, anche partenopee.

Medley: brano nel quale sono state miscelate due o più canzoni.

Megabyte. Mille kilobyte.

Melbourne Bounce, una progressione uptempo, fiati e synth in pieno stile dirty Dutch, ma anche acid house, psytrance e basso in levare. Il suono da festival indubbiamente più versalite e divertente in circolazione.

Mellow, drum’n’bass contaminato dal soul.

Melodia: suddivisa in più parti. Solitamente le canzoni classiche hanno un cantato diviso in tre parti denominate ‘strofa’ (o cantato), ponte e inciso (oppure ritornello o refrein in inglese).

Midi: studiato dalla statunitense Sequential Circuit e dalla giapponese Roland, è il protocollo (sistema) che permette di far dialogare un sequencer (inteso come programma) ad altri apparati terminali, quali testiere, campionatori, effetti ed altro ancora. MIDI significa Musical Instrumental Digital Interface, ovvero interfaccia digitale per strumenti musicali. Da tempo è uno standard mondiale.

MiniDisc: come il Dat ma non su nastro, bensì su dischetto simile a quello dei computer e leggermente più piccolo e protetto da un involucro.

Minimale: deriva dalla corrente minimalista; è il concetto che libera tutto dai “fronzoli”, dall’inutilità delle cose; minimale può essere un design, spoglio e pulito, essenziale, oppure può essere anche un brano musicale, composto da suoni ricercati. È la filosofia del “poco ma buono”.

Mix: disco in vinile, con tracce dalla lunga durata perchè utili per il missaggio in discoteca.

Mixer: miscelatore di suoni.

Mombathom, fusione di generi che toccano la house music e il reggaeton, il mombathom è stato creato dal dj e produttore americano Dave Nada a Washington. Il suo bpm varia dai 108 ai 115 battiti.

Mp3. Formato di file audio iper compresso, acronimo di Mpeg numero tre. Qualità digitale.

Multieffetto: effetto avente una grande potenziale effettistica e che quindi può lavorare allo stesso tempo con riverberi, delay, gate ed echi.

N

New Beat: ‘mid-tempo’ industriale, genere simile alla trance, quindi cadenziato, con giri di basso aperti, lente risposte di suoni synth, quasi imperniata sul ‘gioco’ in levare di tutte le parti suonate, posizionate su una ritmica decisa, compatta ma povera di groove.

NPU: National Polson Unit, unità medica londinese che analizza i decessi per ecstasy.

Nu Disco, rivisitazione della Disco anni Ottanta italiana con diramazioni che confluiscono nella Space Disco, alla Retro House e all'electropop.

Nu House: house che esplora ambiti funky, jazz e deep.

O

One night: serata particolare, evento particolare, unico che cambia completamente l’atmosfera del locale che la ospita; le one night possono avere cadenza settimanale, mensile, anche semestrale o annuale, ma mai quotidiana.

Outro, vedasi ending.

P

Pan pot: sistema di amministrare o meglio guidare un suono con diffusione stereofonica e panoramica.

Pay Parties Act: multe salate per coloro che infrangono la legge non rispettando la Criminal Justice Bill e la Criminal Justice Act.

Piatti: sono chiamati così, soprattutto dai dee jay, i giradischi.

Pitch bender: rotella o joystick posizionato sulla sinistra di una tastiera e a volte anche in CD professionali utilizzati nei club dai dee jay. Serve per modificare la velocità e il tono di un suono, che in questo modo sarà trasposto.

Playground techno: modo di ‘coverare’ vecchi brani, come ad esempio canzoncine per bambini.

Play List: personale classifica stilata grazie a una precisa sequenza di brani.

Plucked leads, detti anche pluck, sono i lead con una release molto bassa e che ricordano il suono di pizzicato.

Post house: evoluzione della house music di Chicago portata avanti dai Daft Punk.

Privè: zona riservata a persone, solitamente vip, che devono ricevere un trattamento particolare. L’accesso nel privè è sempre limitato.

Progressive house: suoni e arrangiamenti trance su basi house.

Promo: o Promo Copy; da promotional; vedasi white-label.

Q

Quantizzazione: sistema automatico di collocazione a livello temporale delle note.

Quattro quarti: vi sono quattro battiti di ogni battuta.

R

R&B: Rhythm And Blues.

Rare groove: radici dell’acid jazz.

Rave: dall’inglese Delirio; grandi feste organizzate in gran segreto (ed inizialmente solo in Inghilterra) nei luoghi più impensati per scampare dal pericolo della polizia, sempre a caccia di chi fa uso di droghe come l’ecstasy.

Remix: restauro di un brano. Con un remix, ogni parte, dalla struttura allo stile, dal suono al missaggio, potrà essere cambiata, migliorata o peggiorata, a volte stravolta.

Remixer: colui che confeziona i remix.

Riff: o frase, cioè parte suonata che divide il cantato e che suona maggiormente in un brano.

Riverbero: particolare effetto loop simile, come risultato, all’eco.

Rollin’: cioè un sound non facile ma molto coinvolgente.

Royalties: cioè la percentuale degli introiti di una vendita che viene spartita in più parti, il più delle volte tra la casa discografica e il produttore.

Rough: rapido inteso come provvisorio, momentaneo. È un rough mix (si legge raf mix) un missaggio senza tante pretese che con pochi suoni deve rendere l’idea di una produzione quasi ultimata.

Rpm: sigla di round per minute, cioè i giri al minuto di un disco. Si va dai 33 rpm dei long play sino ai 45 rpm dei mix. Tolti dal mercato da alcuni decenni invece i 78 rpm.

Rullante: altra componente della batteria e che risponde sempre al battito della cassa.

S

S.A.C.E.M.: la società francese per gli autori, i compositori e gli editori.

S.I.A.E.: Società Italiana Autori ed Editori. Ha sede a Roma e distaccamenti in molte città d’Italia. La Siae tutela i diritti degli autori, dei compositori e degli editori. Il tutto ovviamente non riguarda solo la musica ma anche le opere scritte, come i libri ad esempio.

Sample: vedasi campionamento.

Scratch: tecnica usata dai dee jay più virtuosi, abili nel ‘graffiare’ i solchi di un disco trovando una parte del brano talmente particolare da essere ‘grattata’ e ripetuta.

Scrittura privata: accordo scritto che segue a quello verbale e in cui vengono riferiti e descritti nei minimi particolari gli accordi tra produttori esecutivi e non, cantanti, musicisti, rappresentanti di etichette discografiche o edizioni musicali.

Sequencer: inteso come programma (via Midi), o come unità rack pilotante, serve ad amministrare tutti gli elementi scritti di una partitura di un brano. Sequencer inteso come suono è invece solitamente un synth, o magari un campionamento, disegnato in trentaduesimi ma letto in sedicesimi, che, se tagliato, panpottato e compresso a dovere, muove il brano con una notevole spinta ritmica e con una buona dose armonica aggiuntiva.

Set: esibizione di un artista o di un dj.

Smart Drink: bevanda energetica o isotonica che permette ai clubgoers di recuperare energie, sali e zuccheri.

 

Soulful House è un genere di musica dance nato a Chicago nella seconda metà degli anni ottanta come sotto-genere della musica house. Rispetto alla house è più lenta (da 122 a 127 bpm), melodica e incorpora al suo interno influenze soul, jazz e funky. In genere le tracce soulful sono caratterizzate da pad (tappeti di tastiere) che danno un suono profondo, simili a quelli usati nella chillout e nella lounge.

Sound Engineer: vedasi fonico.

Soundsystem: ciò che occorre per far ballare la gente, ovvero due piatti e un mixer rinchiusi in un flight-case, dischi, amplificatore da almeno mille watt, diffusori, un piccolo service luci.

Spaghetti house: prima maniera di house all’italiana, con bassi anni Settanta, gran gioco di sample vocali e l’innesto dell’immancabile pianoforte proveniente dalla tastiera M1 della Korg.

Speedcore: Hardcore che raggiunge velocità impensabili.

Speed Garage: garage underground nata a New York ma sviluppatasi a Londra; ritmiche sostenute da breakbeat, cassa in 4/4 e bassi subsonici presi dalla drum’n’bass.

Sperimentale: musica libera da conformismi, spesso impossibile da commercializzare.

Spin back: vedasi top spin.

Strobo: quello rosso, rassomigliante a un piccolo led rosso posizionato nella zona destra di ogni giradischi professionale, serve a controllare la sincronizzazione della rotazione del piatto. Lo strobo usato in discoteca è invece una specie di faretto che emana scariche di lampi come se fosse il flash di una macchina fotografica.

Swing house: garage house.

Synth: abbreviazione di sintetizzatore, tastiera che sintetizza suoni per poi riprodurli in svariati modi.

T

Tappeti: sono i rinforzi armonici fatti con violini, o cori, o strings, oppure con archi.

Tastiera: generatore di suoni dotato di tasti, che, all’apparenza, può sembrare anche un pianoforte.

Tb-303: generatore elettronico di bassi con sequencer incorporato.

Technics: 1200 oppure 1210, i giradischi divenuti ormai un classico tra i disc jockey.

Techno: fenomeno e scena musicale nato sulle ceneri della musica elettronica tedesca e concretizzato a Detroit grazie all’uso del generatore di bassi elettronico Tb-303.

Techno Progressive: generata dalla techno, è la base sonora dalla quale nasce la dream e la mediterranean. Termine preso in prestito dal mondo del rock.

Tesko: fusione tra le parole TEchno e diSKO anni settanta.

Teutonic post rock. I gruppi tedeschi a cavallo di Sessanta e Settanta che mescola(va)no psichedelia e tecnologia. Tra i più accreditati, i Kraftwerk. Tra le band da segnalare: Can, Faust, Neu, Popol Vuh e Tangerine Dream.

Toaster: coloro che fanno raggamuffin.

Tono, intervallo di seconda maggiore.

Top spin: tecnica che, sostituendo il cutting, consente al dee jay di cambiare disco, e quindi canale, passando in modo diretto da uno all’altro.

Toytown techno: playground-techno.

Tr-909: oppure Tr-808, Tr-606, generatore elettronico di percussini con sequencer incorporato.

Track: traccia o modo anglosassone per definire un brano.

Trainspotter: clubgoers che; sotto effetto di acidi o droghe; si sofferma a guardare il passaggio dei treni nei pressi di club o rave.

Trance: sound tribale, alla ricerca di alti stati di coscienza, che nasce in India ma che, grazie ai sintetizzatori e ai vari sequencer, si sviluppa prima in Germania e poi negli Stati Uniti espandendosi in seguito in tutto il mondo.

Transfer: procedimento per trasferire i dati del master su nastro, su disco in acetato. I dati del nastro vengono trasformati in segnali speciali e trasmessi ad un apposito strumento che li codifica in vibrazioni. La puntina sulla testina alla fine del braccio di questo strumento incide il solco sull’acetato.

Trax: quando i brani sono più di uno.

Trend: moda.

Tribal: house tribale, ritmica, con molte percussioni.

Trip hop: downbeat lenta, sui cento bpm.

Tropical house, sottogenere della house music. È un mix tra beat progressive house e synth electro. È stato il dj australiano Thomas Jack a idearne il nome, grazie a un hashtag sul suo Soundcloud.

Two Step, oppure 2 Step, house massimo a 130 bpm, priva di cassa in quattro, dal passo dimezzato (i bpm quindi sono massimo 65), con groove di percussioni rhythm & bluse accelerati; grande spolvero di bassi distorti e subsonici e giochi con parti vocali.come per la speed garage, movimento nato a Chicago, dalla mente di Kelly G, e sviluppatosi nella capitale inglese poco dopo grazie alla Underground UK.

U

Underground: è il sottobosco, il lato sotterraneo della musica e delle cose; più che un genere è un movimento, sotto il quale viene raggruppato il folto gruppo composto da house, deep, tribal o jungle, garage o rap, ciò che non è commerciale.

V

Velocity: volume di un suono in un programma di computer.

Vertical Stage, sessione social e format in cui arte, socialità, cultura, spettacolarità e riqualificazione urbana convivono, il vertical stage è un vero esempio di Weconomy e consiste in un'esibizione tenuta spesso da un balcone o terrazzo arricchito da scenografie avveniristiche.

Vinile: materiale con il quale viene prodotto un disco.

Vocalist: animatore che incita il pubblico a ballare al ritmo della dance; solitamente, approfitta delle pause strumentali di un brano per lanciare messaggi eseguendo vere e proprie performace vocali che partono dal parlato e sfociano nel canto.

Vogueing: ballo lanciato da Madonna con il quale si imitano le pose, gli atteggiamenti delle modelle in passerella.

W

Wave. Formato di file audio non compresso.

Wharehouse party: festa che si svolge in strani luoghi, come capannoni di industrie abbandonate, hangar, garage, magazzini.

White label: dischi con etichetta bianca, neutra e quindi non personalizzata, nati solitamente per uso promozionale.

Z

Zanzarismo: stile di techno/hardcore degli anni passati e con riff di synth che ricordano il ronziio delle zanzare.

 

“EDM, E Dio Mixa” è il primo libro totalmente remixabile. Attraverso la sua riscrittura, parziale o totale, gli autori possono dire la loro e rimettere in discussione totalmente il testo stesso. Il file è disponibile in download in formato .txt (testo). Questo perché ognuno possa dire la sua sulla storia dell'EDM, dalle sue origini a oggi. Ogni remix di “EDM, E Dio Mixa” sottoposto verrà letto, analizzato e inserito in una speciale e dedicata classifica. La graduatoria sarà generata dal maggior numero di voti giunti in redazione.

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